GOOGLE CHROME VULNERABILE

Google Chrome sembrava essere il browser con la tecnologia più inviolabile al mondo.

L’anno scorso era stato l’unico a resistere agli attacchi del concorso Pwn2Own, ma quest’anno proprio Chrome è stato il primo ad essere violato nella nuova edizione del concorso dedicato alle vulnerabilità degli strumenti per navigare su Internet.

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Negli ultimi due anni, il browser di Google era sembrato inviolabile e l’azienda è diventata piuttosto sicura di sé,

Ultimamente il motore di ricerca era diventato talmente sicuro del suo prodotto che aveva offerto una somma di 60.000 dollari agli hacker che fossero riusciti a superare le protezioni del suo software. L’idea era nata dalla necessità di testare la sicurezza del suo motore di ricerca, aveva spiegato il gigante di Mountain View lanciando la sfida.

A far capitolare il browser in pochi minuti è stato il team di Vupen, ma l’attacco era stato studiato per sei mesi prima dell’evento, ospitato all’interno della conferenza CanSecWest a Vancouver.

I feed della diretta su Twitter, che ha seguito la competizione iniziata mercoledì alle 12, indicano che Safari è stato il successivo a cadere, ancora una volta per mano dello stesso gruppo francese. Al Pwn2Own, la squadra è arrivata preparata per penetrare le difese di tutti e quattro i principali browser – Google Chrome, Microsoft Internet Explorer, Apple Safari e Mozilla Firefox – ma Chaouki Bekrar, uno dei fondatori, ha spiegato su ZdNet che la decisione di abbattere Chrome per primo è stata una tattica deliberata: «Volevamo dimostrare che Chrome non è indistruttibile. L’anno scorso, molti titoli dicevano che nessuno avrebbe potuto hackerare Chrome. Abbiamo voluto assicurarci che fosse il primo a cadere quest’anno».

COS’E’ IL PAGERANK

Il Pagerank è uno degli algoritmi più famosi della rete internet, che tutti noi (o quasi) usiamo tutti i giorni.

Pagerank, di fatto, è il cuore della tecnologia di Google: sviluppato tra il 1996 e il 1998 da Sergey Brin e Larry Page, allora nient’altro che due studenti di all’università di Stanford, l’algoritmo  si basa sulla semplice idea che non basta il contenuto di una pagina per giudicarne la rilevanza. Il ‘valore’ di un documento in rete – dicevano quei due ragazzi – va stabilito anche in base al numero di pagine che la linkano e alla loro affidabilità, creando così una specie di reputazione che stabilisce l’ordinamento dei risultati restituiti dal motore di ricerca.

 Basato sullo specifico carattere “democratico” del Web, PageRank sfrutta la vastissima rete di collegamenti associati alle singole pagine per determinarne il valore. In pratica, la tecnologia di Google interpreta un collegamento dalla pagina A alla pagina B come un “voto” espresso dalla prima in merito alla seconda. Tuttavia, non si limita a calcolare il numero di voti, o collegamenti, assegnati a una pagina. Oltre a effettuare questo calcolo,  Google prende in esame la pagina che ha assegnato il voto. I voti espressi da pagine “importanti” hanno più rilevanza e quindi contribuiscono a rendere “importanti” anche le pagine collegate. La tecnologia del  PageRank assegna ai siti Web importanti e di alta qualità un “voto” più elevato di cui Google tiene conto ogni volta che esegue una ricerca.

Il brevetto fu registrato nel 1998 dall’università di Stanford dove Sergey Brin e Larry Page lavoravano. La socità fondata dai due ottenne poi la possibilità di utilizzare il Pagerank in cambio di azioni di Google.