NOVITA’ IN CASA NOKIA: LUMIA 800

Arriva il nuovo smartphone della Nokia il Lumia 800.

Del matrimonio tra Nokia e Microsoft sono mesi che se ne parla.

Come sottolineano da Nokia, cambiare completamente le proprie strategie nel giro di otto mesi è un lavoraccio: il Lumia 800 esce per dimostrare che il peggio è alle spalle. Le sue armi sono il design, l’os Microsoft e un ottimo schermo. L’800 a dire il vero riprende nell’estetica quel piccolo capolavoro (da noi inedito) dell’ N9: si tratta di un blocco unico di policarbonato con un vetro in Gorilla Glass ben incastonato sul frontale.

Bello da vedere e speciale da toccare: gli spigoli laterali del Lumia 800 sono arrotondati e le dimensioni sono pensate per poter compiere tutte le operazioni con una mano sola.

Il vetro è incurvato e contribuisce a far scivolare le dita lungo il telefono con facilità e precisione. Nokia chiama il display clearblack: si tratta di un Amoled da 3,7” con risoluzione 800×480 pixel che si sposa a meraviglia con l’interfaccia di Windows Phone 7. I neri impenetrabili e i contrasti marcati dell’ultimo Nokia migliorano l’esperienza della Metro UI e la brillantezza dei colori del Lumia è tra le migliori sulla piazza. L’unico appunto riguardo allo schermo è nell’utilizzo del sistema pentileper la disposizione dei pixel, che crea qualche problema nella lettura dei caratteri più piccoli (come le pagine web non zoomate).

Ma è un problema marginale, che il sistema operativo Windows Phone contribuisce a minimizzare con il suo approccio tipografico all’interfaccia utente, grazie ai caratteri voluminosi e la fluidità estrema nelle operazioni. Nokia (per il momento) non ha potuto mettere troppo le mani su Mango, ma ci ha comunque preinstallato in esclusiva il navigatore Nokia Drive (si aggancia bene e in fretta, ma richiede la connessione cellulare per il calcolo del percorso) e l’hub musicale Nokia Music (ascolti musica in streaming gratuitamente, la compri in mp3 drm free e hai informazioni sui concerti nella tua zona – tutto semplice e immediato).

Tutto il resto è di ottimo livello, anche se lo troviamo già su altri telefoni WP7, come la fotocamera da 8 megapixel (qui però abbiamo le ottiche Carl Zeiss) o il processore (single core da 1,4 Ghz).

Può venire da chiedersi: perché buttarsi sul Lumia 800? Se siete smanettoni incalliti, o più semplicemente abituati alla flessibilità di iOs e Android, potreste avere dei problemi: WP ha ancora difetti di gioventù e le caratteristiche hardware del Lumia non sono da pole position. Ma se vi trovate bene con Windows Phone e non cercate uno smartphone da gara, avete trovato forse il miglior punto d’incontro tra stile, semplicità e potenza. In altre parole, forse il meglio per Nokia deve ancora venire, ma il Lumia 800 è un eccellente punto d’inizio.

recensione tratta da http://gadget.wired.it/reviews/cellulari/2011/11/17/nokia-lumia-800-windows-phone.html?utm_source=twitter&utm_medium=marketing&utm_content=cellulari

GOOGLE + PER LE AZIENDE

Google + continua la sua rincorsa ai social network più diffusi Facebook e Twitter cercando di innovarsi in continuazione. La casa di Montain View annuncia che verranno implementati nuovi strumenti di collaborazione professionale, già sperimentati, internamente, dai dipendenti del motore di ricerca.

“Sappiamo, per diretta esperienza, che trasformerà le aziende in tutto il mondo” ha spiegato il manager di Google spiegando lanuova tecnologia.

In particolare si tratta di utilizzare le “cerchie” già presenti in Google+ che raggruppa amici, colleghi, parenti, e così via per le comunicazioni interne alle aziende, suddividendo i contatti nei diversi reparti: ufficio IT, ufficio marketing, amministrazione e ogni altra categoria immaginabile.

 Secondo quanto riferito da Horowitz, questa versione di Google+ ha già “trasformato” le comunicazioni all’interno di Google, diventando lo strumento preferito per molti scambi di informazioni e dati che in precedenza erano affidati a e-mail, wiki o altri “meccanismi di condivisione”.

Tra le caratteristiche della edizione “professionale”, ci sarà probabilmente anche la possibilità di condividere i file prodotti da Google Apps, la raccolta di programmi di produttività (alternativa a Microsoft Office) che funziona in modalità cloud, senza necessità di installare le applicazioni sul computer.

Dalla settimana scorsa,inoltre si può accedere aGoogle+ direttamente dal profilo di IGoogle senza crearne uno nuovo.

 La raccolta di programmi, in effetti, comprende Docs (simile a Word), Gmail, Calendar, Talk, Sites, e altre applicazioni, ma non prevede un elemento studiato per la collaborazione in azienda, in linea con le nuove tendenze “social”.

Insomma Google+ cerca di colmare il gap che ancoralo divide dagli altri socialnetwork, vista la “potenza di fuoco” del motore di ricerca californiano c’è da scommettereche questo avverrà in breve tempo.

TWITTER SI AGGIORNA

Twitter cerca di contrastare Facebook e implementa alcune importanti novità. Il social network Twitter ha più di 100 milioni di utenti, è stato protagonista della primavera araba e di molti movimenti giovanili grazie all’immediatezza e alla velocità dei messaggi.

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Anche durante le ultime alluvioni Twitter ha contribuito a informare gli utenti sulle condizioni di strade e ponti, attraverso l’utilizzo di hashtag come #allertameteoPM o #allertameteoLG.

 

Adesso sono state introdotte due nuove tab @tuonome e Activity, entrambe comparse via via a fianco della timeline di tutti gli utenti. Cliccando sulla prima si accede allo stream delle notizie relative al nostro account: chi ha cominciato a seguirci, chi ci ha inserito nelle proprie liste o ha ritwittato un nostro twit e ovviamente le menzioni che abbiamo ricevuto. Di fatto @tuonome sostituisce la vecchia tab delle menzioni. Per riavere indietro la funzione basta flaggare l’opzione per vedere nella nuova tab solo le menzioni. Decisamente più interessanti le nuove notifiche introdotte dalla tab Activity: in questa sezione possiamo vedere i twit preferiti dei nostri follower, i loro RT e quali utenti questi amici hanno iniziato a seguire o aggiunto nelle proprie liste.

Altre importanti novità introdotte di recente sono Top News e Top People. Quando effettuiamo una ricerca con il nome di un personaggio, se questo è presente su Twitter compare in cima alla lista dei risultati e viene evidenziato. Allo stesso tempo, se cerchiamo un argomento di attualità è molto probabile che il primo risultato messo in evidenza sia la più recente notizia a riguardo. Ovviamente postata su Twitter.

Ancora una novità importante, l’introduzione delle Twitter Stories che raccontano cosa e successo grazie aTwitter.

COS’E’ IL CROWSOURCING

Il termine crowdsourcing è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in una comunità virtuale.

croudsourcing

Questo processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet. Inizialmente il crowdsourcing si basava sul lavoro di volontari ed appassionati che dedicavano il loro tempo libero a creare contenuti e risolvere problemi.

La community open source è stata la prima a trovarne beneficio (come ad esempio per lo sviluppo di linux). L’enciclopedia Wikipedia viene considerata da molti un esempio di crowdsourcing volontario.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il crowdsourcing è quindi una tipica attività del web 2.0, permette uno sviluppo attraverso la collaborazione di più persone che attraverso i loro computer mettono a disposizione tempo e competenze.

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BANDA LARGA ALL’ITALIANA

Questo articolo è stato pubblicato sul’edizione online di WIRED prima della crisi del governo Berlusconi. Ad oggi non ho notizie di cosa sia successo al provvedimento riguardante la banda larga di cui si parla nell’articolo.

Una cosa è certa l’Italia ha bisogno di nuove tecnologie e la banda larga può essere un modo per investire su una tecnologia che offre ritorni certi in sviluppo delle attività economiche.

Speriamo che anche il nuovo governo, quondo ci sarà, abbia ben presente la necessità di investire in tecnologia:

 

“Ecco la nuova promessa del governo per la banda larga: è contenuta nella bozza del maxi emendamento appena approvato dal Consiglio dei ministri. Autorizza a usare, per la rete ultra broadband e contro il digital divide, fondi pubblici di varia provenienza (Cassa depositi e prestiti, Fondo per lo sviluppo e la coesione, e fondi strutturali 2014-2020). Meglio di niente, certo, viste le premesse: è recente la decisione del ministero dell’Economia di togliere alla banda larga i soldi promessi dall’asta per le frequenze Lte. È bene però prendere questa novità appunto come una promessa – una delle tante che abbiamo già visto – tutta da verificare. 

Tanto più che i dettagli sono fumosi e non ci sono ancora le cifre. Si sa solo che il governo autorizza a usare risorse pubbliche nelle zone a fallimento di mercato, cioè dove gli operatori non sono interessati a investire, per un doppio scopo: la lotta al digital divide (quindi portare ovunque l’Adsl) e la costruzione di una rete a banda larghissima con fibra ottica. Non si sa ancora in quale forma gli operatori collaboreranno agli investimenti. Ma l’idea è partire dai distretti industriali, con le reti.

Ricordiamo che tutto questo ricalca una promessa fatta da Giulio Tremonti (ministro dell’Economia) a Paolo Romani (Sviluppo economico) per addolcire la pillola dello scippo dei fondi banda larga. Come e se si concretizzerà è da vedere, per numerosi motivi. 

Per prima cosa, c’è un’esperienza passata di promesse deluse. Già nella Finanziaria 2008 erano destinati 800 milioni a un piano governativo contro il digital divide (mai assegnati davvero); poi c’è stato appunto il recente scippo di fondi dell’asta 4G. Un precedente testo della legge di Stabilità garantiva che parte dei proventi dell’asta sarebbe andato al settore tlc (in particolare alla banda larga).Tremonti ha poi però cambiato il testo, assegnando tutti i proventi (3,9 miliardi di euro) ad altri settori. Quest’ultimo scippo è particolarmente doloroso perché si tratta di risorse provenienti dagli stessi operatori, i quali quindi adesso ne avranno di meno da destinare allo sviluppo delle reti. Romani, per evitare il furto, aveva peraltro sollevato con Tremonti anche una questione di correttezza: gli operatori hanno partecipato all’asta e si sono impegnati per un così grande esborso anche contando sul fatto che parte dell’incasso sarebbe tornato al settore. Tremonti ha cambiato le regole in corso di partita, insomma… 

Ma ormai è latte versato e tocca accontentarci di questo maxi emendamento. Peccato che, delusioni passate a parte, ci sono altri motivi per dubitare che se ne faccia qualcosa di concreto. In particolare, non è chiaro come possa Cassa depositi e prestiti impegnare le proprie risorse in questo modo. Per statuto, può farlo solo versandole in un fondo con un obiettivo di ritorno economico.

Non certo quindi nell’ottica tipica delle zone a fallimento di mercato, dove lo Stato investe senza pensare a un ritorno monetizzabile ma solo per favorire uno sviluppo socio-economico di lungo periodo. I nostri dubbi sono gli stessi di Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga: “Ormai se non vedo non credo. Sembra quasi che si ricominci da capo senza capire cosa è successo nel frattempo e le reali intenzioni degli attori in campo”, dice. “Quante risorse della Cassa? Dove e a chi andranno? Ma con quali regole d’ingaggio? I nodi che hanno bloccato il Tavolo Romani (un piano nazionale per la nuova rete in fibra, Ndr.) sono stati superati? Non mi pare”, si chiede scettico Morandini. “A oggi le sole iniziative concrete per la banda larga sono di Metroweb e di Infratel. Il resto è noia”, aggiunge. 

Già. Infratel ha coperto con i fondi pubblici circa 3 milioni di italiani, portando la fibra vicino alle centrali Adsl. Le risorse che ha in cassa non le bastano per arrivare ad azzerare il digital divide (la previsione è entro il 2013) e per questo motivo ne servono altre, come quelle indicate nel maxi emendamento. Metroweb invece progetta di creare reti in fibra nelle case di alcune città dove ci sono ipotesi di profitto e quindi soprattutto nel Centro-Nord. Ancora non ha dichiarato quanto progetta di investire, ma si sa che vi parteciperà anche Cassa depositi e prestiti. Quindi manca un vero piano di ampio respiro per la banda larga, in Italia. In teoria ci sarebbe ancora quello di Telecom Italia, che ha però dichiarato recentemente che sarà costretto a rallentarlo rispetto agli obiettivi originali(coprire 27 città entro il 2013, con la fibra nelle case a 100 Megabit). 

Il tutto proprio mentre altrove in Europa si torna ad accelerare i piani di reti di nuova generazione, con rinnovata fiducia.”
 

LA TELEVISIONE DI YOUTUBE

Youtube, il famosissimo sito internet di video, vuole iniziare una nuova avventura. Creando dei canali tematici con protagonisti star della televisione, della canzone Pop e artisti.

Fino ad oggi Youtube era contraddistinto e si reggeva sulla partecipazione degli utenti che caricavano i loro filmati e i video, attraverso un fenomeno creato dal web 2.0: il crowdsourcing.

Da quando perà Google ha acquistato Youtube, sta cercando di elevare il livello dei contenuti. Il tentativo sembra essere quello di creare una vera e propria televisione on line composta da diversi canali tematici.

Secondo il Wall Street Journal dovrebbero essere un centinaio i canali che Google avrebbe deciso di creare attraverso accordi con diverse società media e di Hollywood. Ma il grande annuncio è quello del coinvolgimento nel progetto di grandi star: Madonna avrà un suo spazio per lezioni di danza. Parteciperanno all’iniziativa anche stelle dello sport come Shaquille O’Neal: sarà impegnato in uno show di intrattenimento. E ancora: musica, istruzione, scienze, natura, salute.

 Ovviamente il tutto dovrebbe avere, nelle intenzioni di Google, un grande ritorno economico attraverso la piattaforma di pubblicità su internet AdWord. 

Il problema, soprattutto in Italia, rimane sempre la larghezza di banda che solo a pochi eletti permette di vedere un video senza fastidiose interruzioni.

 

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COS’E’ YOUTUBE?

Youtube è forse uno dei siti web più famosi degli ultimi anni e fa parte di quello che viene definito web 2.0. Youtube permette di condividere video su internet.

Fondato nel 2005 da Chad Hurley (amministratore delegato), Steve Chen (direttore tecnico) e Jawed Karim, (consigliere) tutti ex dipendenti di PayPAl.


Il primo video pubblicato è stato “me at the zoo” che riportiamo qui sotto.

 

 Oltre ad essere il terzo sito al mondo per numero di visite, dopo Google e Facebook, Youtube è anche il sito con il maggiore tasso di crescita. Il 10 ottobre 2006 Google Inc. compra YouTube per 1,65 miliardi di dollari.

Youtube è stato molte volte al centro dell’attenzione per la violazione della privacy e del diritto d’autore, ma è ormai diventato un simbolo della rete utilizzato quotidianamente da milioni di utenti per caricare e vedere video da tutto il mondo.